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Analisi e restyling funzionale di un Davolisint
Non hai voglia di leggere l'articolo ma vuoi riparare il tuo Davolisint? Portamelo! :) Spesso qui in laboratorio ci capitano strumenti che definire "particolari" è poco. Oggi voglio parlarvi del Davolisint , un pezzo di storia dell'elettronica italiana degli anni '70 che sta vivendo un inaspettato ritorno di fiamma. Anche se molti lo chiamano sintetizzatore, noi che apriamo queste macchine sappiamo bene che, tecnicamente, siamo molto più vicini a un organo a transistor che a
lacasadellorgano
1 febTempo di lettura: 4 min


Oramics: il sogno visionario di Daphne Oram
Immagina di prendere un pennello, tracciare linee su una pellicola trasparente, e vedere quelle curve trasformarsi in melodie eteree, ritmi pulsanti, timbri che non hai mai sentito prima. Non è fantascienza: è Oramics, l'invenzione rivoluzionaria di Daphne Oram, una donna che ha sfidato il mondo della musica negli anni '50 e '60, quando l'elettronica era ancora un territorio selvaggio. Tu, che magari armeggi con software moderni come Ableton o Logic, devi tutto a pionieri com
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1 febTempo di lettura: 3 min


La rivoluzione dei sintetizzatori: pionieri visionari e geni dimenticati che hanno cambiato la musica per sempre
Immagina un mondo senza quei suoni che ti fanno venire i brividi: niente bassi pulsanti da dancefloor, niente pad che ti avvolgono come nebbia, niente linee di synth che sembrano arrivare da un altro pianeta. Quel mondo esisteva fino a pochi decenni fa. Poi qualcuno ha deciso che il suono non doveva più essere solo quello degli strumenti di legno e metallo, ma poteva essere creato da zero, modellato, distorto, fatto esplodere. Questa è la storia di come ci siamo arrivati. Di
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1 febTempo di lettura: 4 min


Nyckelharpa 2: il corpo, le forme e i legni
Bentornato in bottega. Se l’articolo precedente ti ha incuriosito abbastanza da resistere alla tentazione di chiudere la pagina, allora siediti pure sullo sgabello lì nell’angolo – attento alla segatura, però, che oggi ho appena finito di piallare una cassa. Oggi parliamo del corpo della nyckelharpa. Non della tastiera (quella la lasciamo per dopo, perché è la parte che fa venire più mal di testa e più soddisfazione), ma della cassa armonica, della tavola, del fondo, delle f
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1 febTempo di lettura: 4 min


Nyckelharpa 1: il nome, le radici e il perché di uno strumento così ostinato
Se entri in bottega mentre sto lavorando una nyckelharpa e mi chiedi «ma perché si chiama proprio nyckelharpa?», di solito rispondo con un mezzo sorriso e una scrollata di spalle: «Perché è una harpa… con le chiavi. E perché in Svezia le cose semplici le dicono come stanno». Ma non è così banale. Il nome nyckelharpa (o più precisamente nyckelharpa al singolare, nyckelharpor al plurale) è un composto svedese limpido: nyckel = chiave, tasto harpa = arpa Quindi: «arpa a tas
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1 febTempo di lettura: 4 min


Il mondo della nyckelharpa
Ciao, sono Luca Veroli, quello che da anni passa le giornate a piallare legno di acero, a limare tasti di ottone, a tendere corde di budello e a litigare bonariamente con colla animale che non vuole asciugare quando dovrebbe. Costruisco (anche) nyckelharpe. Non tante, non in serie, ma le faccio con calma, con le mani, con l’orecchio e con una certa testardaggine che forse mi ha salvato da lavori più ragionevoli. E ora voglio provare a fare una cosa che non ho mai fatto prima:
lacasadellorgano
1 febTempo di lettura: 3 min


Psicoacustica: come il nostro cervello trasforma i suoni in emozioni e musica
Immagina di ascoltare una nota sola, un Do maggiore su un clavicembalo antico, e di sentirla non solo come vibrazione, ma come qualcosa che ti avvolge, ti commuove o ti agita. È qui che entra in gioco la psicoacustica: lo studio scientifico di come il cervello umano percepisce i suoni, trasformando onde fisiche in esperienze soggettive come altezza, volume, timbro e perfino emozioni. Non è solo scienza da laboratorio; è il ponte invisibile tra l’acustica pura e la musica che
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1 febTempo di lettura: 3 min


Le “couleurs” delle tonalità secondo Charpentier: quando ogni chiave aveva un’anima diversa
La fisica della "giusta intonazione" e il peso degli intervalli Per comprendere la visione di Charpentier, dobbiamo immergerci nel contesto del temperamento mesotonico e delle sue varianti seicentesche. Prima della standardizzazione moderna, accordare uno strumento a tastiera significava fare dei compromessi: per rendere perfettamente pure le terze in alcune tonalità, se ne dovevano "sporcare" altre. Questo creava una gerarchia acustica reale. Le tonalità con pochi accidenti
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1 febTempo di lettura: 7 min


Guida pratica: come accordare il Kirnberger III a orecchio (o con accordatore)
Una delle ragioni per cui piace tanto è che si accorda con relativa facilità, anche senza strumenti elettronici sofisticati. Ecco il metodo classico. Cosa ti serve Diapason di riferimento (oggi quasi tutti usano La = 415 Hz o 440 Hz) Accordatore elettronico (opzionale ma utilissimo per imparare) Martelletto da accordatura Orecchio e pazienza Procedura passo per passo Parti dalla terza C–E perfetta Accordi il Do di riferimento e poi l’E sopra. Deve essere zero battimenti → te
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1 febTempo di lettura: 2 min


Il temperamento Kirnberger: l’allievo di Bach che ha reso le tonalità più dolci e pratiche
Sapevi che uno dei temperamenti più amati per suonare Bach oggi porta il nome di un suo allievo diretto? Johann Philipp Kirnberger (1721–1783) è stato compositore, teorico e violinista, ma soprattutto un devoto discepolo di Johann Sebastian Bach. Ha studiato con lui per anni a Lipsia e ha passato la vita a difendere e spiegare il genio del maestro. E proprio per questo, quando si è occupato di temperamenti, lo ha fatto pensando a come rendere giustizia alla musica del suo ins
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1 febTempo di lettura: 4 min


Il Neidhardt come Alternativa al Werckmeister III: come i temperamenti Well-Tempered hanno rivoluzionato le tonalità
Sapevi che nel Settecento, quando Bach componeva il suo Clavicembalo Ben Temperato, i musicisti stavano lottando per trovare un modo di accordare gli strumenti che permettesse di suonare in tutte le tonalità senza dover ritoccare le corde ogni due per tre? Ecco dove entrano in gioco temperamenti come il Werckmeister III e il Neidhardt: sistemi ingegnosi che hanno aperto le porte a modulazioni più fluide e a un'esplorazione di chiavi "remote" che nei temperamenti antichi come
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1 febTempo di lettura: 4 min


L’Elka EK-44: l’italiano FM che voleva essere un DX7 (ma con un’anima tutta sua)
Sapevi che nel 1986, quando il Yamaha DX7 dominava il mondo e costava un occhio della testa, un’azienda italiana ha provato a fare il colpaccio con un synth FM a un prezzo molto più umano? È nato così l’ Elka EK-44 , uno strumento che oggi è quasi dimenticato ma che all’epoca ha fatto girare la testa a parecchi musicisti per il suo rapporto qualità-prezzo assurdo. Elka, marchio storico di organi e tastiere da casa (ma anche di strumenti pro come il leggendario Synthex), decid
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1 febTempo di lettura: 5 min


Il Davolisint: il primo sintetizzatore italiano che ha viaggiato fino al cuore del krautrock e del prog
L'Italia ha avuto il suo sintetizzatore analogico monofonico già nel 1972, prima ancora che tanti marchi famosi esplodessero. Si chiama Davolisint (a volte scritto Davoli Davolisint ) ed è nato dalle mani di una piccola azienda di Parma, la Davoli Krundaal Musical SRL, fondata da Athos Davoli. Athos non era un ingegnere elettronico da laboratorio hi-tech: veniva dal mondo degli organi e degli amplificatori per chitarra e voce. Negli anni '60 i suoi Davoli finivano nelle mani
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1 febTempo di lettura: 5 min


Il Korg Poly-800 | Lo “strumento da strapazzo” che ha segnato gli anni '80 (e non solo)
Sapevi che uno dei sintetizzatori più presenti negli anni '80 costava pochissimo rispetto ai grandi nomi dell’epoca? Parliamo del Korg Poly-800, quella piccola scatola che ha fatto entrare il suono analogico polifonico nelle mani di chiunque, senza bisogno di vendere un rene. Nel 1983 il panorama era chiaro: se volevi un synth polifonico programmabile dovevi tirare fuori almeno duemila o tremila dollari. Juno-60, Prophet-5, Oberheim… strumenti meravigliosi, ma per pochi. Poi
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1 febTempo di lettura: 5 min


Tora Tora Tora | Depeche Mode
Quando si entra nel tempio dei Depeche Mode di inizio anni Ottanta, nello specifico tra le maglie digitali e analogiche di un pezzo come Tora! Tora! Tora !, ci si accorge subito che non siamo di fronte al solito synth-pop zuccheroso dell'epoca.Per il blog de lacasadellorgano.com è fondamentale sottolineare come questo brano, partorito dalla mente di un giovanissimo Martin Gore, sia in realtà un esperimento di architettura sonora brutale travestito da traccia dance. Il cuore
lacasadellorgano
1 febTempo di lettura: 2 min
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