Il temperamento Kirnberger: l’allievo di Bach che ha reso le tonalità più dolci e pratiche
- lacasadellorgano
- 1 feb
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Sapevi che uno dei temperamenti più amati per suonare Bach oggi porta il nome di un suo allievo diretto? Johann Philipp Kirnberger (1721–1783) è stato compositore, teorico e violinista, ma soprattutto un devoto discepolo di Johann Sebastian Bach. Ha studiato con lui per anni a Lipsia e ha passato la vita a difendere e spiegare il genio del maestro. E proprio per questo, quando si è occupato di temperamenti, lo ha fatto pensando a come rendere giustizia alla musica del suo insegnante, che già nel 1722 con il Clavicembalo ben temperato stava esplorando tutte le 24 tonalità.
Kirnberger non ha inventato un solo sistema: ne ha proposti tre, tutti well-tempered (ben temperati), cioè capaci di far girare decentemente tutte le tonalità senza il famigerato “lupo” del meantone antico. Oggi quando si parla di “temperamento Kirnberger” quasi tutti intendono il Kirnberger III (descritto nel 1779), ma vale la pena conoscere anche gli altri due, perché mostrano l’evoluzione del suo pensiero.
Kirnberger I: quasi pitagorico, ma con un compromesso
Sapevi che il primo tentativo di Kirnberger era ancora molto legato alle quinte pure? Nel suo primo sistema (anni 1760-70) teneva quante più quinte possibili intonate in modo puro (rapporto 3:2), proprio come nel temperamento pitagorico. Ma per chiudere il cerchio delle quinte senza finire fuori di un comma pitagorico (~23.5 cent) ha dovuto sacrificare due quinte, dividendolo a metà tra loro. Risultato: terze maggiori molto variabili, alcune pure, altre larghe fino a diventare quasi pitagoriche (circa 408 cent invece dei 386 cent puri). Era un temperamento ancora un po’ “duro” nelle tonalità remote, con troppi contrasti. Kirnberger stesso non ne fu mai entusiasta.
Kirnberger II: il tentativo di salvare le terze pure
Nel secondo sistema (intorno al 1771) Kirnberger cambia strategia. Sapevi che qui ha cercato di mantenere tre terze maggiori pure (C–E, G–B, D–F♯)? Per farlo ha temperato pesantemente solo due quinte: le ha ristrette di mezza comma sintonico ciascuna. Le altre quinte restano pure. Funziona? Sì, ma solo in parte. Le due quinte strette suonano molto strette e battenti, e questo stride quando le altre sono perfette. Molti lo trovano poco equilibrato proprio per questo “salto” drastico. Oggi è poco usato.
Kirnberger III: il preferito di quasi tutti (e il più facile da accordare)
Ecco il sistema che ha vinto: pubblicato nel 1779 nella sua opera Die Kunst des reinen Satzes. Sapevi che Kirnberger ha semplicemente preso in prestito un’idea dal meantone e l’ha applicata con intelligenza? Invece di spalmare il comma su due quinte sole, lo divide tra quattro quinte consecutive: C–G, G–D, D–A, A–E. Ognuna viene ristretta di un quarto di comma sintonico (circa 5.38 cent). Questo crea automaticamente una terza C–E purissima (386 cent esatti), proprio come nel quarter-comma meantone.
Le altre otto quinte? Quasi tutte pure (2:3), tranne l’ultima del cerchio (F♯–D♭ o F♯–C♯) che viene corretta di uno schisma (differenza minima, circa 1.95 cent) per chiudere perfettamente l’ottava. In pratica: facilissimo da accordare a orecchio.
Come girano le tonalità rispetto al meantone antico e agli altri well-tempered?
Nel meantone antico (tipo quarter-comma) le tonalità con poche alterazioni sono dolcissime (terze pure), ma appena vai verso Fa♯ maggiore o Si maggiore trovi terze larghissime (fino a 427 cent) e il lupo che ulula. Impossibile suonare davvero tutto il Wohltemperiertes Klavier.
Nel Werckmeister III le terze variano da circa 390 a 411 cent: buono, ma le tonalità diesis diventano via via più tese.
Nel Kirnberger III invece hai:
Terza C–E → pura (386 cent) → dolcissima, quasi “celeste”
Molte terze intorno ai 392–400 cent → molto cantabili, calde
Le terze più larghe (nelle tonalità remote come Fa♯, Do♯) arrivano a circa 408 cent → tese, drammatiche, ma mai inutilizzabili
Nessuna terza pitagorica vera e propria (410+ cent)
Sapevi che in Kirnberger III le quinte sono quasi tutte pure o solo leggermente strette? Questo dà un suono molto “organistico” e stabile, con bassi solidi e armonici chiari. Le modulazioni lontane acquistano carattere senza diventare stridenti. È per questo che molti lo considerano uno dei temperamenti più musicali per Bach, Haendel, Mozart precoce e gran parte del repertorio barocco-tardo.
Perché lo amano ancora oggi?
Sapevi che Kirnberger III è uno dei temperamenti più facili da impostare anche senza apparecchi elettronici? Parti da una terza C–E pura, temperi strette le quattro quinte dentro di essa, poi tiri tutte le altre pure fino quasi a chiudere il cerchio, e correggi l’ultima con uno schisma piccolissimo. Molti clavicembalisti, organisti e fortepianisti lo usano proprio per questo: affidabile, bello da sentire, e dà quel “colore” diverso a ogni tonalità che il temperamento equabile cancella.
Confrontato con Neidhardt o Vallotti è un po’ più “caratterizzato” (le tonalità bemolli sono più morbide, le diesis più brillanti), ma resta molto versatile. E rispetto all’equabile moderno, ogni tonalità ha una personalità: Do maggiore è luminoso e puro, Fa♯ maggiore è teso e drammatico, Sol minore ha un calore malinconico unico.
Se suoni musica del Settecento e vuoi sentire davvero come suonava all’epoca, Kirnberger III è una scelta quasi imbattibile: non è troppo estremo come il meantone, non è anonimo come l’equabile, e rende giustizia al genio di Bach senza sacrificare la dolcezza delle terze.
Tu lo hai mai provato su un clavicembalo o un pianoforte storico? O magari lo stai testando in software tipo Pianoteq o un organo virtuale? Raccontamelo nei commenti, sono curioso di sapere come ti suona!


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