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Il Neidhardt come Alternativa al Werckmeister III: come i temperamenti Well-Tempered hanno rivoluzionato le tonalità

  • lacasadellorgano
  • 1 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Sapevi che nel Settecento, quando Bach componeva il suo Clavicembalo Ben Temperato, i musicisti stavano lottando per trovare un modo di accordare gli strumenti che permettesse di suonare in tutte le tonalità senza dover ritoccare le corde ogni due per tre? Ecco dove entrano in gioco temperamenti come il Werckmeister III e il Neidhardt: sistemi ingegnosi che hanno aperto le porte a modulazioni più fluide e a un'esplorazione di chiavi "remote" che nei temperamenti antichi come il meantone erano praticamente impraticabili.


Andiamo con ordine. Sapevi che il problema di base è il "comma"? In musica, gli intervalli perfetti non si incastrano mai alla perfezione in un'ottava. Prendi il meantone a un quarto di comma, il temperamento "antico" più comune nel Rinascimento e nel primo Barocco: qui le terze maggiori in chiavi come Do maggiore o Sol maggiore sono purissime, con una deviazione di zero centesimi dal rapporto naturale 5/4. Ma se provi a modulare in Fa diesis maggiore o in Re bemolle? Disastro. Le terze diventano larghe di oltre 40 centesimi, suonando aspre e fuori posto, e compare il famigerato "lupo" – un intervallo di quinta che ulula invece di cantare dolcemente. Risultato: i compositori erano confinati a una manciata di tonalità "buone", e se volevi suonare qualcosa di avventuroso dovevi riaccordare tutto.


Sapevi che Andreas Werckmeister, un organaro e teorico tedesco vissuto tra il 1645 e il 1706, ha provato a risolvere questo con il suo Werckmeister III? Pubblicato nel 1691 nel trattato Musicalische Temperatur, questo temperamento è stato pensato proprio per aggiornare gli organi dal vecchio meantone senza dover rifare tutto da capo. Funziona temperando quattro quinte di un quarto di comma pitagorico (circa 5.865 centesimi in meno rispetto alla quinta pura) su C-G, G-D, D-A e B-F#, mentre le altre quinte rimangono pure. Il risultato? Le tonalità vicine a Do suonano ancora calde e consonanti, con terze deviate di soli 3.9 centesimi in Do maggiore, ma man mano che vai verso le diesis le terze si allargano fino a 21.5 centesimi in Fa diesis maggiore. Non è perfetto, ma è un passo enorme: permette di suonare in tutte le 24 tonalità senza il lupo, e le chiavi remote guadagnano un carattere "esotico" che aggiunge emozione alla musica. Sapevi che non c'è prova che fosse usato per clavicembali o ensemble all'epoca, ma oggi è amato per cose come i Concerti Brandeburghesi di Bach, dove i violinisti possono tenere quinte pure tra le corde aperte?


Ma ecco il punto: sapevi che Johann Georg Neidhardt (1680-1739) ha preso spunto da Werckmeister e ha proposto alternative ancora più raffinate? Neidhardt, un altro tedesco con la passione per l'accordatura, ha descritto vari temperamenti nel suo Sectio Canonis Harmonici del 1724, classificandoli per contesti: uno per il "villaggio" (più irregolare), uno per la "piccola città" (kleine Stadt), uno per la "grande città" e uno per la corte (praticamente equabile). Il Neidhardt "Kleine Stadt" del 1732 è un'ottima alternativa al Werckmeister III: mescola quattro quinte strette di un sesto di comma (circa 3.58 centesimi in meno) da C a E, quattro quinte strette di un dodicesimo di comma (come nell'equabile, circa 1.955 centesimi) in coppie, e quattro quinte pure per chiudere il cerchio. Questo rende le deviazioni delle terze più distribuite: in Do maggiore circa 5.9 centesimi, in Re maggiore 7.8, fino a 23.5 in Do diesis maggiore. Rispetto al Werckmeister, le tonalità intermedie suonano un po' più equilibrate, con meno "salti" drastici, e le chiavi bemolli guadagnano un po' di dolcezza extra.

Sapevi che Neidhardt ha aggiornato i suoi temperamenti nel 1734 con ben ventuno varianti nel Gäntzlich erschöpfte Mathematische Abtheilungen? Li ha pensati come un'evoluzione: dal "villaggio" rustico e irregolare alla "corte" liscia e moderna. In pratica, il suo Kleine Stadt è un ponte perfetto tra il Werckmeister III (più "barocco" e organistico) e l'equabile temperamento che usiamo oggi, dove tutte le terze sono deviate di circa 13.7 centesimi in modo uniforme. Ma il bello dei well-tempered come questi è il "colore": ogni tonalità ha un sapore unico. In Do maggiore, le terze sono quasi pure; in Mi bemolle, un po' più larghe per aggiungere tensione; in Si maggiore, ancora di più per un effetto drammatico. Confronta con il meantone: lì, tonalità come Si maggiore hanno terze deviate di 41 centesimi – praticamente inutilizzabili senza far storcere il naso a chiunque.


Per capirlo meglio, pensa a come "girano" le tonalità. Nel meantone antico, modulare da Do a Fa diesis è come sbattere contro un muro: il lupo ulula, le terze stonano, e l'armonia si sfalda. Con Werckmeister III, quella modulazione diventa possibile – le quinte rimangono quasi pure, le terze si allargano gradualmente, dando un senso di progressione emotiva. Neidhardt raffina questo: distribuisce le imperfezioni in modo più omogeneo, rendendo le transizioni tra chiavi bemolli e diesis più fluide. Sapevi che Neidhardt paragonava i suoi temperamenti a livelli di civiltà? Il "villaggio" è grezzo ma autentico, la "piccola città" è bilanciata per l'uso quotidiano, mentre la "corte" è raffinata ma un po' anonima. In un'epoca in cui gli organi erano fissi e costosi da riaccordare, questi sistemi hanno permesso a compositori come Bach di esplorare tutte le 24 tonalità nel Wohltemperiertes Klavier, senza dover scegliere tra consonanza e versatilità.


E oggi? Sapevi che questi temperamenti sono tornati di moda grazie a software come Pianoteq o organi digitali? Puoi provarli tu stesso: suona un preludio di Bach in Werckmeister III e senti come le chiavi diesis "cantano" con più passione rispetto all'equabile. Passa a Neidhardt Kleine Stadt e nota come le bemolli guadagnino calore senza perdere mordente. Rispetto al meantone, è una liberazione: non più chiavi "proibite", ma un mondo di colori che rende la musica barocca viva e imprevedibile.


In fondo, Neidhardt come alternativa al Werckmeister III rappresenta l'evoluzione del pensiero musicale: dal rigido meantone antico, che privilegia la purezza in poche tonalità, a sistemi well-tempered che sacrificano un po' di perfezione per guadagnare libertà. Sapevi che senza questi, forse non avremmo avuto le fughe audaci di Bach o le modulazioni romantiche successive? È la bellezza dell'imperfezione calcolata.





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